La storia

La storia

Le origini

Il Molino F.lli Chiavazza SPA è uno fra i più importanti impianti molitori italiani e da oltre cinquant’anni produce e confeziona farine di grano tenero, con il proprio marchio e con marchi privati, e un’ampia gamma di prodotti destinati al consumo domestico e professionale.

Foto Storiche - Molino Chiavazza

Anni ’50 – Giuseppe Chiavazza nella panetteria di famiglia a Casalgrasso.

L’attività industriale risale al 1955, anno in cui i fratelli Chiavazza, Bartolomeo (1924-2009) e Giuseppe (1936), prendono in gestione un vecchio molino a palmenti acquistato nel 1936 dal padre Luigi e dallo zio Andrea.

Nel dopoguerra Bartolomeo aveva lavorato come sensale e mediatore immobiliare; tra l’altro si era occupato localmente dell’acquisizione di terreni per la realizzazione delle stazioni si servizio Supercortemaggiore: proprio in quell’occasione aveva avuto modo di conoscere Enrico Mattei, fondatore di Eni e grande protagonista del miracolo economico.
Il fratello Giuseppe invece, fin da ragazzo, aveva maturato la sua esperienza nel negozio di famiglia all’ingresso del paese, lavorando come panettiere.
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Anni ’50 – Bartolomeo Chiavazza insieme all’On.le Enrico Mattei.

Con i proventi derivanti da queste attività e forti delle esperienze acquisite, nel 1955 i due fratelli affittano dai loro famigliari il vecchio molino a quattro palmenti, alimentato dalle acque del canale Rio Freddo, utilizzato per la macinazione di frumento, mais e battitura della canapa.
Due anni dopo, acquistano il molino e danno inizio alla costruzione di un nuovo fabbricato. Sostituiscono i vecchi palmenti con rulli meccanici e creano il primo nucleo del molino industriale di Casalgrasso con una capacità di trasformazione di 28 tonnellate di grano tenero al giorno. In quello stesso anno Bartolomeo Chiavazza sposa Giuseppina Bauducco di Pancalieri che da quel momento in avanti resterà sempre al suo fianco nella gestione dell’azienda molitoria.

Gli anni Sessanta

L’aumento dei consumi e le profonde trasformazioni socio-culturali degli anni del “miracolo economico” (1958-1964) hanno effetti vistosi sulle industrie alimentari, incamminate sulla strada della modernizzazione. Le imprese introducono nuove tecnologie, ampliano la capacità produttiva e allargano le reti distributive. Nel 1963 la potenzialità produttiva del Molino Chiavazza è ancora potenziata (130 tonnellate al giorno) con l’installazione di nuovi cilindri e migliorie tecniche.
Il trasporto pneumatico sostituisce gli ingombranti elevatori a tazze e le coclee di raccolta.
Foto Storiche - Molino Chiavazza

1959 – Il primo fabbricato del molino

Le tubazioni di legno lasciano il posto a quelle metalliche a elementi scomponibili. I macchinari di nuova concezione sono meno ingombranti, permettono di semplificare i diagrammi di lavorazione e migliorare le rese.

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Anni ’60 – Nuovi impianti in arrivo
I fratelli Chiavazza sono sempre alla ricerca di nuove soluzioni e idee per il loro molino. Nel 1968 per far fronte alla crescente domanda di semola da parte dei pastifici locali, trasformano il molino in “alternato”, in modo da poter macinare con lo stesso impianto sia grano tenero, sia grano duro: un’esperienza destinata ad esaurirsi nell’arco di qualche anno.

Nel frattempo nascono nuove strutture distributive a grande superficie, i supermercati, che cercano prodotti, nonché fornitori efficienti, sensibili alle esigenze di una società in rapido mutamento, aperti alle nuove forme di vendita. I supermercati rappresentano un’opportunità, un nuovo mercato di sbocco per un prodotto di largo consumo come la farina.
Per Bartolomeo e Giuseppe Chiavazza è un occasione da cogliere al volo. Acquistano un macchina “impacchettatrice” che fabbrica i sacchetti di carta e confeziona la farina.

Foto Storiche - Molino Chiavazza

Anni ’60 – la sala laminatoi

Iniziano così a fornire la farina in pacchetti ai negozi della Lombardia.
Una sfida destinata a condizionare il futuro dell’azienda e a dare presto i suoi frutti.

Gli anni Settanta – Ottanta

Dopo il boom degli anni Sessanta, il nuovo decennio si apre con una crisi mondiale dell’economia: l’Italia conosce l’austerity con le domeniche a piedi e riduzione dei consumi.

La crisi sociale ed economica mette alle corde tutte quelle aziende che non erano riuscite a creare strutture finanziarie, organizzative e commerciali adeguate alle sfide del mercato.

Ciononostante la congiuntura agricola crea le condizioni per un ulteriore potenziamento degli impianti di trasformazione.

 
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Anni ’70 – Ampliamento dei silos di stoccaggio farine

Il fenomeno, che consente di mettere in atto economie di scala e contenere i crescenti costi di gestione, interessa non solo le grandi aziende, ma anche gli impianti minori.
I principali clienti dei molini sono le industrie dolciarie, panifici e pastifici artigianali; in diverse occasioni le esportazioni di farina verso i Paesi terzi rappresentano un importante mercato di sbocco per queste industrie in continua crescita.
Un poco alla volta la distribuzione organizzata si sostituisce al piccolo negozio a conduzione famigliare e assorbe quote sempre maggiori di prodotti confezionati. Le forniture ai supermercati garantiscono continuità alle vendite nel corso dell’anno, permettono di programmare le produzioni e consentono di collocare i prodotti su tutto o su buona parte del territorio nazionale, senza dover disporre di una struttura commerciale e distributiva troppo capillare.

Il Molino Chiavazza punta sempre di più su questo nuovo canale di vendita, realizzando confezioni a marchio delle prime insegne commerciali. In questo contesto i fratelli Chiavazza, pur lavorando come “terzisti”, continuano a far progredire la loro azienda. Nel 1977 acquistano nuovi macchinari e raddoppiano la capacità produttiva del reparto confezionamento. All’inizio degli anni Ottanta anche l’impianto molitorio è potenziato e la capacità produttiva portata a 260 tonnellate al giorno di grano macinato.
Nell’arco di un decennio la produzione raggiunge le 400 tonnellate di grano macinato al giorno.
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Anni ’70 – Immagine storica dei primi pacchetti di farina Chiavazza

Gli anni Novanta – Duemila

Per fare fronte alla nuove commesse, all’inizio degli anni Novanta il Molino Chiavazza realizza un moderno fabbricato per la produzione e lo stoccaggio di pacchetti di farina destinati ai supermercati.

Il nuovo reparto è dotato di cinque linee di confezionamento ed è in grado di produrre 250 tonnellate di pacchetti di farina al giorno.

I fratelli Chiavazza acquisiscono un’azienda torinese concorrente, l’AL.NA., già fornitrice di alcune importanti catene della distribuzione organizzata.

Foto Storiche - Molino Chiavazza

Inizio anni ’90 – Costruzione del nuovo reparto confezionamento farine

Questa scelta apre ulteriormente le porte al mercato dei prodotti destinati al consumo finale. Alla fine del decennio l’AL.NA. è trasferita nell’area produttiva di Pancalieri, in provincia di Torino.
L’area industriale è destinata ad accogliere non solo il sito produttivo dell’AL.NA. ma anche di diverse altre aziende.
Bartolomeo Chiavazza si adopera infatti non solo a sviluppare la propria attività, ma anche a favorire localmente la crescita di nuove attività produttive.

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Bartolomeo Chiavazza 1924-2009

Giuseppe Chiavazza, fondatore e
attuale presidente della società
Intanto la guida del Molino passa al figlio Luigi e alla moglie Silvia Giacosa. Alla fine degli anni Novanta lo scenario competitivo si fa più complesso.
La grande distribuzione è sempre più alla ricerca di prezzi di cessione bassi per rivendere a prezzi competitivi.
La farina in pacchetti diventa ben presto una commodity, una materia prima di largo consumo!
Per differenziarsi le industrie alimentari devono ricorrere sempre di più a strumenti di marketing e a una maggiore efficienza produttiva.
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Luigi Chiavazza

Per modificare questo vissuto, il Molino Chiavazza mette in atto una precisa strategia di marketing: punta sul proprio marchio, investe nel packaging, nei nuovi formati e nei servizi al consumatore. La gamma dei prodotti si amplia e diversifica con l’introduzione di semilavorati, miscele già pronte e farine con specifiche destinazioni d’uso.

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Evoluzione del marchio aziendale